Maliace

Quando il carnaio ubriaca di rumore,
cerca luoghi ove il silenzio e’ clamore.
Roccia bianca, dal mar poco distante,
anch’esso granitico, eppur pulsante
Un valico scavato, anno dopo anno,
fonde mondi che furono e saranno,
Il canto di genti, nel vento langue
Tutti invischiati impegnandosi il sangue.
Ecco gli sconfitti, i diseredati,
Profughi afflitti, sempre soverchiati
Fummo chiamati, li chiaman tuttora
Chi come noi, solo speme divora.
Figli eppur schiavi di un Sol severo
Di sollievo e ristoro cosi’ austero.
Rimasti soli, pregammo la Luna
Solo implorando un poco di fortuna.
Non arrivo’ risposta a quei lamenti,
Bensi’ lagrime pei volti sgomenti,
Non provare a cercarne spiegazione
Quel pianto bagna ogni generazione


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