Tempo e luce
e cosi’ poco in fondo
nei tuoi occhi
fugge via
la cerchi per poi sciuparla
espirando di nascosto
disegnando la giornata
ghirigori che vorresti castelli
o non vorresti per niente
e quella lettera da spedire,
una chitarra da riaccordare
ma niente,
quello vuoi,
il niente fottuto
vedi scorrere nel retrovisore
invece vorresti fotterlo
il tempo, riempirlo di te
e soffocarlo e sotterrarlo,
ma cosa, cosa e’ ?
la paura sconfessata di uno giorno perso,
o del giorno che di te non porterà voce ?
Il miraggio di non vivere, tanto,
o solo l’abbaglio di scegliere.
Il pacco di cemento ed il divano.
Tanto c’e’ domani.
Posto per mettere più cose, e nuove,
il bicchiere di latte al mattino,
colori distanti
al di la’ della finestra,
sole VHS e vapori
tutti con le mani in mano
a pregare il cellulare
programmi venuti male
in seconda serata,
colori assenti e malori,
e saltare, saltare!
Zapping
Cosi’ saggio e paziente, o forse solo
un paziente non troppo cosciente
di domeniche al mercato,
tutti in fondo
così stanchi
di quel bianco, mistero
che non puoi smacchiare,
la nuvola che non puoi lasciare andare
all’intrigo degli occhi tuoi,
infermo e felice
come vino rosso fuori dal frigo
senza regole
per il loro informe grigiore
scrivere come fosse camminare
tra playlist di fiori
allegri e frugali,
sii forte e morbida come il mattino
e si’, ed io,
libero e sporco
mordendo gli eroi
mi risveglierò
cadendo giù
giu’
mi ritroverò
punto e a capo.